sabato 14 giugno 2014

Piadina bandeja paisa




Questo mese l’eMMeTiChallenge ci propone non solo la consueta sfida mensile, questa volta con la piadinaromagnola di Tiziana del blog l’Ombelico di Venere, ma anche una sfida mondiale, quella della PiadaMundial.

Io difendo i colori della Colombia.

Piccola parentesi, sapete che l’inno della Nazionale Italiana per Brasile 2014 dal titolo “Un amore così grande” è cantata dal gruppo Salentino dei Negramaro e il video è girato nello Stadio Via del Mare di Lecce? Sapete che nella Colombia gioca l’ex giocatore del Lecce Cuadrado…speriamo che si ricordi che se è lì è anche merito del Lecce che gli ha dato la possibilità di farsi conoscere nel mondo calcistico! Chiusa parentesi.

Ogni nazione, ogni squadra, ognuno di noi ha almeno un calciatore che ricorda con affetto e simpatia. Ma ci sono calciatori che lasciano un’immagine indelebile, qualcosa che non sbiadisce negli anni, al punto tale che a volte sembra quasi che non abbiano mai smesso di calcare i campi di calcio. Così non appena ho saputo di questa bellissima “sfida” sulle piadine mondiali, ho subito pensato che volevo partecipare con la Colombia. Perché la Colombia? Oltre che per proporvi la tipicissima ricetta colombiana Bandeja paisa una sorta di vassoio/piatto completissimo, anche per loro:


Sì, sono Renè Higuita e Carlos Valderrama, Due miti del calcio mondiale e di cui ero letteralmente invaghito quando ero piccolo. Per chi non li conoscesse (impossibile!!!), Higuita era un portiere, ma non un portiere qualsiasi, un portiere “loco” (pazzo) nel vero senso della parola. È lui che ha inventato la mossa (colpo) dello scorpione:

 
Vi rendete conto? Uno che si permetteva di parare rigori, punizioni, stilettate da fuori area, in questa maniera non può che essere “loco”…chissà se qualcuno ha tenuto il conto di tutti gli infarti che ha causato. Poi come dimenticare la sua “ingenuità” ai Mondiali di Italia ’90, quando in un Colombia-Camerun pensò bene di uscire dall’area di rigore, palla al piede, e provare a dribblare, niente poco di meno che, il mitico (un altro grande del calcio passato) Roger Milla il quale gli rubò palla e si involò in solitaria verso la porta colombiana con il “loco” Higuita che lo rincorreva.

Valderrama era invece conosciuto anche come il “Gullit biondo”, ma somiglia anche ad Abatantuono
                                                    image from here


centrocampista cristallino, con una visione di gioco impressionante, al punto che era capace di lanci millimetrici a 40 metri di distanza; aveva solo la pecca di essere un pochino lento, ma lì al centro del campo nessuno sapeva distribuire palloni come lui.  Ma ora basta e passiamo alla mia piadina.

Per la piadina, ho seguito il procedimento e i consigli di Tiziana a cui vi rimando, qui riporto solo gli ingredienti e uno stralcio del suo procedimento:

PIADINA ROMAGNOLA
per 6 piadine

500 g di farina 00*
125 g di acqua
125 g di latte parzialmente scremato fresco
100 g di strutto
15 g di lievito per torte salate**
10 g di sale fine
1 pizzico di bicarbonato di sodio

Fate scaldare al microonde il latte e l'acqua per pochi secondi in modo che siano tiepidi. Lasciate ammorbidire lo strutto mezz'ora circa fuori dal frigorifero. Su di un tagliere disponete la farina e fate un buco al centro con la mano. All'interno mettete lo strutto a pezzetti con il lievito, il bicarbonato e il sale, schiacciatelo con la forchetta per ammorbidirlo, aggiungete l'acqua e il latte. La consistenza inizialmente potrebbe essere un pochino appiccicosa e la pasta si attaccherà al tagliere ma impastando per una decina di minuti, cambierà staccandosi e diventando molto morbida e liscia. Se il liquido è troppo poco si sfalda e risulta un po' dura. Mettete l'impasto in una ciotola e coprite con la pellicola per alimenti. Lasciate riposare 48 ore al fresco, massimo 20°C, se fosse più caldo potete lasciare riposare la pasta in frigorifero e metterla a temperatura ambiente 2 ore prima dell'uso. La pasta ottenuta sarà circa 850 grammi, dividetela in 6 pezzi da 140 grammi circa e formate delle palline, lasciatele riposare almeno mezz'ora. Infarinate appena il tagliere e disponetevi una pallina d'impasto, schiacciatela con la punta delle dita, stendete la piadina con il mattarello girandola spesso in modo che rimanga rotonda. Avrà un diametro di circa 20 centimetri e uno spessore di 0,5 centimetri. Scaldate il testo o l'apposita teglia di terracotta, su un fornello a doppia fiamma, con sotto uno spargifiamma. Se non avete nessuna di queste teglie utilizzate una padella antiaderente piuttosto larga. La temperatura non dovrà essere troppo alta altrimenti la piadina si brucia fuori e rimane cruda all'interno, ma nemmeno troppo bassa. Potete fare una prova con un piccolo pezzetto di pasta per regolare la giusta temperatura. Cuocete pochi minuti per lato, controllate sempre alzando la piadina con una paletta. Disponete le piadine una sull'altra in modo che rimangano calde mentre le cuocete.
L'impasto può essere preparato con l'impastatrice, viene benissimo, basterà mettere tutti gli ingredienti assieme  e lavorarli con il gancio impastatore per 7/8 minuti fin quando il composto risulterà omogeneo.

Per il “ripieno”, per una sola piadina (la cucina colombiana è una cucina ricca), invece, propongo il piatto tipico della Colombia che è la Bandeja paisa.

Ingredienti\ruolo:

1 Platano\portiere

1 uovo\terzino destro

1 carota\terzino sinistro

1 avocado\centrocampista difensivo

50 g di fagioli rossi secchi\centrocampista

1 cucchiaino di concentrato di pomodoro\ala destra
 
1 salsiccia\centrocampista offensivo

1 fetta da 150 g di pancetta fresca di maiale\attaccante e capitano

Sale\medico sociale

Pepe\fisioterapista

Succo di metà lime\magazziniere


per l’hogao:

1 cipollotto\difensore centrale

3 pomodori ciliegino\difensore centrale

1 cucchiaino di cumino\ala sinistra

olio evo\massaggitore

Allenatore Cristian_resi.sten.za.po.e.ti.ca

ecco la formazione all'ingresso in campo:


Due piccole note:

1) essendo un piatto nazionale ha molte varianti e in alcune zone si usa cuocere nei fagioli anche una zampetta di maiale. Ho evitato la zampetta per alleggerire il piatto;

2) invece della salsiccia, solitamente si usa il chorizo, non avendolo trovato a Trieste ho ripiegato (e che ripiego) su una salsiccia di cragno.

Come prima cosa dovete mettere a bagno i fagioli rossi il giorno prima, per almeno 24 ore. A questo punto mettete a cuocere i fagioli rossi in acqua calda, con la carota e il cucchiaino di concentrato di pomodoro. A metà cottura aggiungete metà platano a pezzi (consiglio di mettere i due lati del platano spezzettati e di conservare per dopo la parte centrale, come nella foto sotto). 


Togliete la carota, frullatela con un po’ di liquido di cottura dei fagioli e rimettetela nella pentola con i fagioli.

Per preparare l’hogao, tipica salsetta colombiana, tagliate il cipollotto a rondelle e i pomodori a spicchi. Scaldate in una padella dell’olio di oliva, imbiondite il cipollotto, aggiungete i pomodori, il cumino, il pepe e il sale e fate andare per una decina di minuti.

Recuperate la polpa dell’avocado e sminuzzatela fino ad ottenere una crema. Alla crema di avocado ricordatevi, prima di aggiungerla alla piadina, di mescolare il succo di metà lime.

In un’altra padella cuocete la pancetta (tagliata per un lato come in foto) e la salsiccia.


In un pentolino scaldate e friggete le fette della metà di platano avanzato (tagliata come in foto).


Nella padella dove state cuocendo la pancetta e la salsiccia, aggiungete un uovo e cuocetelo a occhio di bue.

 
A questo punto avete tutti i componenti della vostra Piadina bandeja paisa e non vi resta che comporla. Io ho seguito questa sequenza:

prima i fagioli rossi


poi capitan pancetta e l'hogao



le banane fritte


la crema di avocado (mi raccomando il succo di lime è importantissimo) e la nostra salsiccia


ed infine l'uovo


a questo punto potete chiudere la piadina 


Buon Mondiale a tutti!!!

Con questa ricetta partecipo sia alla PiadaMundial, sia alla sfida MTC n. 40 del mese di giugno su proposta di Tiziana del blog l’Ombelico di Venere.



sabato 7 giugno 2014

Pezzonia, canestrelli e cozze




Ogni giorno ci riserva gioie, dolori, emozioni che possiamo tenerci dentro o provare a dividere con qualcuno. In questo periodo sono particolarmente contento. Ho fatto pienamente il mio dovere e portato a termine, responsabilmente, un lungo e faticoso lavoro che mi ha ripagato con eccellenti risultati. Così dopo questo intenso periodo la prima cosa che ho pensato di fare è stata quella di cucinare. Ma ho voluto riprendere anche un altro motivo per cui questo blog esiste e vive ed è il motivo principale per cui è stato aperto e che poi ha trovato sfogo nella mia passione per la cucina. Quindi oggi voglio tornare alle origini e rilanciare il vero senso di resi.sten.za.po.e.ti.ca e contestare, nel mio piccolo, una situazione che sicuramente dalla prossima settimana ci verrà sbattuta in faccia. Non si può nascondere tutto per sempre!!! 

Voglio puntare il dito contro quel mondo del pallone che da giovedì prossimo 12 giugno vedrà nei mondiali in Brasile la sua più alta vetta. Ma non voglio parlare di calcio, di tifo, di stadi, ma della stupidità con cui i titolari delle decisioni, coloro che muovono le redini del potere, agiscono convinti che tutto prima o poi finisca, anche la resistenza di coloro che con la forza vengono mandati via dalle loro case. Saranno anche baraccopoli, favelas, chiamatele come volete, ma sono pur sempre le case di povere persone che sarebbero rimaste tranquillamente lì a continuare la loro difficile esistenza e che invece, sfortuna per loro, il gioco dei poteri ha voluto che in Brasile si dovessero svolgere i mondiali di calcio, in una nazione dove la povertà è in ogni angolo, senza porsi una semplice domanda: cosa ci lascerà in eredità la Coppa del Mondo 2014? A questo interrogativo ha risposto benissimo radioondadurto in questo articolo e di cui riporto uno stralcio:

Cosa ci lascerà in eredità la Coppa del Mondo 2014?

- 8 morti nella costruzione degli stadi della coppa ed altri 3 negli stadi che seguono gli stessi standard;

- 250 mila espulsi con la forza dalle loro case;

- Venditori ambulanti e artisti indipendenti impediti di lavorare;

- Donne, bambini e adolescenti sfruttati sessualmente;

- Senza tetto e senza fissa dimora soggetti a violenze;

- Imprese private e multinazionali che gestiscono spazi pubblici e strade;

- Accesso elitario agli stadi di calcio;

- Miliardi di euro investiti in armamenti ed equipaggiamenti della polizia, per essere utilizzati contro il popolo;

- Leggi di emergenza utilizzate per criminalizzare le proteste;

- E un debito enorme e discutibile che dovrà essere pagato dai cittadini.

La grande stampa nazionale e mondiale tace. Tutto prima o poi finisce, ma questa non può essere una scusa. Se vogliamo davvero iniziare a pensare al futuro dobbiamo tenere conto del fatto che, per lasciare intatte le possibilità che il futuro può riservare ad altri, ognuno deve assolvere al meglio alle proprie responsabilità. Keynes diceva “nel lungo periodo siamo tutti morti”, ma il tempo del lungo periodo per Keynes non è un tempo lontano, bensì il presente, è un qualcosa che arriva di continuo, ogni volta in cui, ognuno di noi, deve far fronte al proprio dovere. Questa è la prima cosa che ciascuno di noi deve sapere, se vuole vivere responsabilmente.

Bene ora che mi sono sfogato un pochino passiamo alla ricetta. Il principe del piatto che vi propongo è una bellissima pezzonia o pezzogna del mar tirreno,


arricchita da cozze nere e canestrelli.

Ingredienti per 2 persone:

1 pezzonia da 600 g

10 cozze

10 canestrelli

20 g di sedano

20 g di carota

1 scalogno

5 rametti di timo fresco

1 pomodoro secco

1 peperoncino

olio evo

sale grosso

Eviscerate e pulite il pesce oppure fatevelo pulire dal pescivendolo. Adagiatelo sulla carta da forno in una teglia. Massaggiate il pesce con del sale grosso. Tagliate sedano, carota, scalogno, pomodoro secco e peperoncino in piccoli cubetti e aggiungeteli nella teglia con i rametti di timo fresco e irrorate con olio. Mescolate tutti gli ingredienti intorno al pesce in maniera che si distribuiscano anche sotto il pesce. 


Mettete in frigo e lasciate che gli ingredienti prendano confidenza gli uni con gli altri per un paio di ore. Dopodiché aggiungete le cozze e i canestrelli puliti e sciacquati e chiudete il cartoccio. 


Infornate a 200° C per 20 minuti.

Due note: quando infornate il forno deve essere caldo a 200 °C. Per quanto riguarda i canestrelli, alcuni ritengono che vada tolta la parte nera indicata dalla freccia blu nella foto, 


perché ha un sapore leggermente più deciso. Io consiglio di lasciarla.

Sfornate e servite caldo. 


Il pesce sarà veramente gustoso e i cubetti di sedano e carota saranno piacevolmente croccanti, con un giusto tocco di piccante. 


Non parliamo poi degli odori che si sprigionano aprendo il saccoccio, noterete subito l’odore di mare sfumato al timo.





martedì 27 maggio 2014

Babà al sentore di arancia, imbevuto di Borsci e gelato al cioccolato bianco





Amati e lasciati amare. Abbandona l’egoismo e ritrova quel desiderio disonesto, inzuppato di premure.

Ecco sapevo che prima o poi sarebbe accaduto. Una sfida in cui un dolce sarebbe stato il protagonista dell’MTC. È accaduto per questa sfida n. 39 su proposta di Antonietta del blog la Trappola golosa, vincitrice della gara sul quinto quarto.

Io amo mangiare i dolci, ma non ho la pazienza necessaria per farli. Ci vogliono le dosi giuste, le temperature giuste, le attrezzature giuste, nulla deve essere lasciato al caso, altrimenti addio dolce. Per me fare i dolci vuol dire avere pazienza, precisione, attenzione per i particolari, tutto il contrario di ciò che sono io. Poi la proposta non è stata su un dolce qualsiasi, ma su sua maestà il Babà.

Secondo me il babà è un dolce egoista, presuntuoso, fiero di sé, schietto. Il babà è un tipo non facile, a cui non bisogna mai voltare le spalle. Sembra innocuo, ma innocuo non è.


Passiamo subito alla ricetta. Per questa sfida MTC mi sono cimentato (per la prima volta in vita mia) a fare il gelato in casa e per chi non lo sapesse o non lo conoscesse, io il gelato senza l’elisir San Marzano Borsci, non lo mangio, quindi il nostro babà sarà completamente “mbriacato” di San Marzano.

Per il babà ho seguito le indicazioni di Antonietta, perciò non mi dilungo e vi rimando a lei per dosi, ingredienti e tutto il resto. Qui riporto solo una parte della sua ricetta:

                                                                      Ingredienti

280 g di farina bio tipo 0 Manitoba
3 uova  cat a grandi
100g di burro
90 g di latte
25 g di zucchero
50 g di lievito madre rinfrescato
10 g di lievito di birra
 ½ cucchiaino di sale
Versare in un'altra ciotola la restante farina (160 g), aggiungere il primo impasto e 1 uovo, sciogliere bene e amalgamare, poi incorporare il secondo uovo, Impastare  energicamente per 10 minuti, battendo contro i bordi della ciotola e aggiungendo man mano del latte a cucchiaiate. Sciogliere il burro a bagnomaria o in un microonde e versarlo a filo sull’impasto, incorporandolo lentamente. Per ultimo, in una tazzina “impastare” il lievito di birra con il sale finché diventa una cremina  liquefatta e aggiungere anche questa alla massa. Una volta incorporati tutti gli ingredienti, ribaltare l’impasto su un piano da lavoro e lavorare come descritto nel precedente procedimento.
Ricavarne 11 palline e sistemarle negli stampini monoporzione precedentemente imburrati. Ogni pallina deve arrivare a metà altezza dello stampino. Sistemarli in una teglia e lasciar lievitare in forno spento con luce accesa fino a quando triplicano di volume, fuoriuscendo dal bordo superiore formando una calottina di circa 2 cm.  
Preriscaldare il forno a 200°, infornare, abbassare a 180° e cuocere per 20 minuti. A metà cottura coprire con un foglio di alluminio. A cottura ultimata lasciar intiepidire per 10 minuti, staccarli delicatamente dagli stampini (basta reggere lo stampino con una mano e con l’altra tirare e contemporaneamente roteare leggermente la calottina) e adagiarli in una ciotola larga.


Ingredienti per il gelato:

300 ml di latte

100 g di panna fresca

100 g di zucchero

50 g di cioccolato bianco

per la bagna:

acqua

zucchero

scorze di arancia

Per spennellare il babà ho usato marmellata di arance amare.

Ho completato il babà con il San Marzano Borsci.

Per fare il gelato: grattugiate la barretta di cioccolato bianco a scaglie. 


Mescolate con un cucchiaio la panna, lo zucchero e il latte fino a far sciogliere bene lo zucchero e poi aggiungete le scagli di cioccolato bianco e mescolate. Mettete il tutto il freezer. Dopo 3 ore 


togliete il gelato dal freezer e mescolatelo con un cucchiaio per un paio di minuti e mettete di nuovo in freezer. Ripetete questa operazione dopo 2 ore e poi ancora una terza volta dopo un’ora di distanza dalla seconda mescolatura (spero di esser stato chiaro). A questo punto potete lasciare il gelato in freezer.

Quando è ancora tiepido, irrorate il babà con la bagna, spennellatelo con la marmellata di arance amare e ubriacatelo di San Marzano Borsci a piacere. 


Riempitelo di gelato al cioccolato bianco e gustatevi il babà e sono sicuro che vi sentirete anche voi, già al primo assaggio, un po’ più egoisti.


Con questa ricetta partecipo alla sfida n. 39 dell’MTC sul babà di Antonietta del blog la Trappola golosa.